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Rakuten TV ottiene la medaglia di bronzo in sostenibilità e pubblica i risultati di trasparenza carbonica. Un caso che illumina le sfide reali di Scope 3 nel mondo della CTV e del video on demand

Nel settore dello streaming la sostenibilità è rimasta a lungo un tema laterale. Molto dibattito sulla carbon footprint del digitale, poca trasparenza diffusa e pochi operatori medi pronti a misurarsi con metriche ESG strutturate. Per questo l’annuncio diffuso da Rakuten TV alla vigilia della Giornata della Terra 2026 merita attenzione. La piattaforma europea comunica il conseguimento della medaglia di bronzo EcoVadis, uno dei più grandi fornitori mondiali di rating di sostenibilità aziendale, e il completamento del suo primo piano di decarbonizzazione basato sul calcolo integrale delle emissioni Scope 1, 2 e 3. Un traguardo che rappresenta un segnale di maturazione del comparto e che conferma la sfida del settore. Il peso principale delle emissioni ricade su Scope 3, tra tecnologia e supply chain.

Per anni il mondo media-tech ha beneficiato di una percezione immateriale: guardare contenuti online sembrava più leggero rispetto a molte attività industriali tradizionali. In realtà dietro una piattaforma streaming operano data center, reti di distribuzione, cloud provider, device domestici, filiere hardware e produzioni audiovisive energivore. Quando un operatore inizia a rendicontare in modo sistematico, indica che il mercato sta entrando in una nuova fase, ovvero dalla narrazione green alla gestione misurabile degli impatti.

I fatti essenziali: da Rakuten TV rating ESG e prima roadmap climatica

Rakuten TV ha dichiarato di aver ottenuto, alla prima valutazione, la medaglia di bronzo EcoVadis, collocandosi nel top 35% delle aziende analizzate negli ultimi dodici mesi. Il punteggio migliore è stato registrato nell’area Etica, che include governance aziendale, privacy dei dati, sicurezza e compliance. Parallelamente, la società comunica di aver completato nel 2025 il primo inventario completo della propria impronta carbonica, includendo emissioni dirette, energia acquistata ed emissioni indirette lungo la catena del valore. Il dato più interessante è qualitativo. La maggioranza delle emissioni proverrebbe dalla value chain. È una dinamica coerente con molte aziende digitali e service-oriented, dove il peso operativo diretto è limitato rispetto a fornitori e uso del prodotto.

Il contesto: quanto pesa lo streaming sul clima

Lo streaming video è uno dei segmenti più energivori dell’economia digitale. Studi recenti di InterDigital e Futuresource indicano che l’ecosistema video connesso – tra dispositivi, infrastrutture e consumo di contenuti – può rappresentare una quota rilevante delle emissioni globali legate al digitale. Il punto critico è che l’impatto si distribuisce in innumerevoli nodi, tra cloud computing e server farm, consumi elettrici domestici durante la fruizione, smart TV, set-top box, console o smartphone.

Intanto, alcuni player internazionali pubblicano da anni report climatici, obiettivi di riduzione e programmi di supply chain. Molte aziende di taglia intermedia, invece, stanno entrando ora nella fase di accountability. In questo contesto, Rakuten TV, attiva in 43 territori europei e con forte presenza Connected TV, rappresenta un caso significativo.

Dove si gioca la partita

Per una piattaforma streaming, ridurre Scope 1 e 2 è spesso la parte più semplice, con uffici efficienti, energia rinnovabile acquistata o mobilità aziendale ottimizzata. Importante, ma raramente decisiva. La sfida reale risiede nello Scope 3, che in modelli digitali può rappresentare l’80-90% del totale. Significa intervenire su elementi che l’azienda non controlla direttamente, quali il ciclo di vita dei dispositivi o l’efficienza dell’hardware. Nessuna piattaforma può risolvere questi punti da sola.

Da qui il richiamo dell’azienda: “Il calcolo della nostra impronta carbonica ha rivelato che la stragrande maggioranza delle nostre emissioni deriva dalla nostra catena del valore – afferma Filippo Mengo, PR ed ESG di Rakuten TVCiò evidenzia l’urgente necessità di una collaborazione a livello dell’intero settore. La collaborazione con altri operatori del settore può contribuire a stabilire e applicare standard di sostenibilità tra i principali fornitori, quali partner di piattaforme, fornitori di servizi cloud, produttori di elettronica e società di produzione, garantendo che i requisiti ambientali siano applicati in modo coerente lungo tutta la catena del valore”.

Inoltre, nel settore media & entertainment, ESG non coincide con carbonio. Privacy dei dati, sicurezza informatica, moderazione contenuti, correttezza pubblicitaria e trasparenza algoritmica sono asset strategici. Un punteggio forte nell’area Etica ha quindi un significato maggiore: la fiducia degli utenti è un capitale competitivo. In un mercato dove la monetizzazione passa da abbonamenti, advertising e dati, la qualità della governance può incidere quanto una roadmap climatica.

“Questo riconoscimento – conclude Mengo – insieme al completamento del nostro primo piano di decarbonizzazione, dimostra la nostra dedizione alla trasparenza e la nostra volontà di valutare criticamente le nostre pratiche. Riconosciamo che la sostenibilità è un percorso continuo e ci impegniamo a migliorare costantemente, individuando le aree in cui potenziare ulteriormente le nostre prestazioni in tutti gli aspetti della nostra attività”.

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