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Il docente della Luiss a SostenibileOggi.it racconta del difficile incrocio tra la logica dell’etica pubblica e dell’economia, analizzando l’impatto dell’AI nella società
DigitalizzazioneDigitalizzazione La digitalizzazione dei processi di approvvigionamento si riferisce all'integrazione di tecnologie digitali nei processi e nelle operazioni di approvvigionamento di un'azienda. Questo processo mira a ottimizzare e automatizzare le attività di acquisto, gestione delle scorte, selezione dei fornitori, negoziazione... Approfondisci e sostenibilità. Due rivoluzioni con cui scendere a patti. Il professor Sebastiano Maffettone, professore alla Luiss Business School di Roma, guida Ethos, Osservatorio di etica pubblica istituito nel 2019, in cui svolge attività di ricerca, consulenza e formazione nell’ambito di diversi settori dell’etica pubblica. I risvolti etico-politici di business, medicina, sostenibilità e intelligenza artificiale sono tra i settori in cui Ethos opera, coinvolgendo alcune delle personalità più influenti del panorama nazionale e internazionale. Lo scopo principale è quello di esaminare grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica. Maffettone approfondisce con SostenibileOggi.it il rapporto complesso tra etica ed economia.
Professore, la logica dell’etica pubblica e quella dell’economia sono in conflitto in questa era di grandi trasformazioni.
Più che trasformazioni, si tratta di rivoluzioni. Ne sono in atto due. Innanzitutto quella digitale: si fa tutto con il digitale, si fa impresa solo con il digitale, niente si può fare senza e nel complesso i vantaggi sono superiori agli svantaggi. In sostanza, non si torna indietro e dobbiamo scendere a patti con la digitalizzazione, prendendoci la parte migliore di questo cambiamento. In secondo luogo, c’è la rivoluzione della sostenibilità. Anche questa non rappresenta una scelta, bensì un obbligo. Credo che un punto di riferimento sia la lettera inviata da Larry Fink, amministratore delegato del fondo lackRock, ai Ceo delle imprese che fanno parte del portafoglio del fondo nel 2019 sulla differenza tra scopo e profitto e soprattutto sull’approccio olistico che si cerca di implementare nell’organizzazione del lavoro dei suoi gestori, quando questi ultimi scelgono le società target in cui investire il denaro dei propri clienti. Il punto più complicato di questa seconda rivoluzione consiste nel misurare la sostenibilità nelle aziende. Oggi è tutto EsgESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci (Environment, Social, Governance), ambiente, sociale e democrazia nella governance. Tuttavia, c’è troppa differenza nelle valutazioni Esg delle aziende: quello che è certo è che le agenzie di rating danno punteggi diversi alle medesime aziende che praticano la sostenibilità. Ogni impresa evidenzia quali sono i punti forti e non deboli sulla sostenibilità, per esempio le petrolifere saranno sostenibili su S e G e meno su E. Ma, poste le premesse, c’è un grande quesito di fondo: un’azienda è sostenibile perché vuol cercare di fare bene al sistema oppure perché esserlo è una condizione indispensabile per stare sul mercato?
Come è cambiata negli anni la sostenibilità?
Sono stato tra i primi a parlarne in termini filosofici: è nato tutto nel 1968, dall’idea di un mondo più verde, antagonista del capitalismo. Marcuse diceva che era il capitalismo a rendere il mondo cattivo, ma quella visione è fallita perché troppo utopistica, e anche perché il comunismo non è più attraente. La nostra idea – quando nella seconda metà degli anni 1970 cominciammo a occuparci di business ethics e sostenibilità – invece è qualificare il capitalismo, senza cancellarlo. Volevamo rispondere alla domanda “capitalismo come?” e non più a quella “capitalismo si o no?”. Questa visione è la madre di tutte le sostenibilità, che assume un mondo accettabile nelle condizioni attuali. Così nasce lo sviluppo sostenibileLo sviluppo sostenibile è l'approccio per raggiungere la crescita economica e lo sviluppo sociale senza esaurire le risorse naturali e garantendo il benessere delle future generazioni. Implica equilibrio tra esigenze presenti e future, considerando l'ambiente, la giustizia sociale e l'economia... Approfondisci, che è un concetto ossimorico ma è fortemente impregnato di realismo, è propone l’accordo tra produttività ed etica. Negli anni 1980 si è affermato il principio che dobbiamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato, una sorta di Greta Thunberg ante litteram. Ora dobbiamo scenderci a patti e disegnare la società migliore con gli apparati produttivi che abbiamo a disposizione.
“Verso” è un progetto sull’etica e l’Intelligenza Artificiale che lei cura assieme a Padre Paolo Benanti, declinato in riferimento a questioni come innovazione sociale, sostenibilità, religione e spiritualità, guerra e armi, robotica, sanità, sviluppo economico, nuovi modelli educativi. Ce ne parla?
L’intreccio tra l’innovazione e l’etica è necessario: cambia il mondo, cambia il modo in cui lo valutiamo, cambia soprattutto il mondo del lavoro. L’uso pervasivo del digitale con l’algoritmizzazione dei processi, le forme di intelligenza artificiale e la robotica avanzata rappresentano la frontiera più provocatoria dei processi decisionali umani. Questi coinvolgono non solo la tecnica ma anche il lato più profondo e radicale dell’autocomprensione dell’uomo.Il digitale dovrebbe essere un additivo per farci vivere meglio, invece sta producendo grandi diseguaglianze, crea tanta disoccupazione e povertà, in generale genera un mondo che eticamente e politicamente non sempre ci piace. Dal punto di vista economico, col digitale si afferma la visione che uno prende tutto e agli altri restano le briciole. Un modello che non è eticamente accettabile. Inoltre, la tecnologia crea disuguaglianza. Per porvi rimedio, servirebbe la politica, o meglio l’intervento della politica sul digitale per distribuire questa ricchezza, per renderci più uguali economicamente. La mediazione politica, che invece non funziona, dovrebbe aiutarci ad assorbire l’innovazione tecnologica, rendendola un’innovazione che produce benessere sugli umani. Certo, è un processo estremamente complicato. Ma non è vero che deve andare per forza così. Questo è semplicemente il modello creato dai vari Zuckerberg, da Amazon o Google. Bill Gates in un certo senso è stato un esempio: ha guadagnato e poi deciso di spendere i suoi soldi per fare del bene. Il problema è che così è filantropia o meglio beneficenza, l’azione di un solo uomo, mentre ci vorrebbe un ribaltamento collettivo del sistema da parte della società civile.