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Studio di Our Future Campaign: tre colossi continuano a investire sul carbone

Impegno sulla neutralità del carbonio, ma anche fedeltà ai combustibili fossili. Uno studio (Covering Coal, The Top Insurers of U.S. Coal Mining) pubblicato pochi giorni fa dalla compagnia Our Future Campaign rivela l’atteggiamento ambivalente di alcuni dei colossi del comparto assicurativo europeo, da Lloyd’s a Zurich e Swiss Re, che continuano a investire sul carbone nonostante l’impegno formale preso alla Cop26 di abbandonare gradualmente questo tipo di minerale e nonostante i principali percorsi per la transizione energetica siano concordi nel ritenere che la produzione di carbone debba calare molto e in fretta per contenere l’aumento della temperatura della Terra. I tre giganti del settore assicurazioni sono nella top ten degli istituti che tengono in vita le 25 miniere di carbone più grandi degli Stati Uniti (che resta il quarto produttore mondiale), da cui proviene il 60% della produzione nazionale. Queste tre assicurazioni da sole garantiscono la sopravvivenza di 13 siti minerari, dove si estrae ben il 30% del carbone americano: in cifre, 200 tonnellate su quasi 600 milioni estratte nel 2022.

Il ruolo di Lloyd’s

In particolare, Lloyd’s è il secondo maggior assicuratore del carbone statunitense: la sua copertura assicurativa riguarda dieci miniere che producono in tutto 135 milioni di tonnellate annui, il 22,8% dell’output nazionale. Un ruolo minore ma significativo di supporto al carbone lo svolgono anche Zurich (2 siti, 4,9% della produzione) e Swiss Re (1 miniera che vale il 3% dell’output). Zurich viola le sue stesse politiche di restrizione sul supporto alle compagnie che ricavano più del 30% degli introiti da questa fonte fossile. 

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