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L’associazione impegnata per le persone con sindrome di Down ha scritto al governo per provvedimenti su imprese nel sociale

L’ostracismo nei confronti degli obiettivi sostenibili dell’amministrazione Trump avvolgono anche il diritto all’inclusione. Secondo l’associazione Coordown, associazione che si impegna per le persone con sindrome di Down, il fermo contrasto ai programmi di Diversità Equità Inclusione (DEI) sarebbe mosso da intenti discriminatori. Questo è il passaggio principale di una lettera che l’associazione ha inviato alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e in generale al Governo per invocare una serie di provvedimenti a favore delle imprese che lavorano nel campo dell’inclusione sociale. “Nel giorno in cui tutti attendiamo l’annuncio dei dazi che gli Stati Uniti d’America intendono operare nei confronti delle merci che arrivano dai Paesi esteri (Italia inclusa), Coordown lancia una lettera aperta per chiedere che governo e istituzioni facciano qualcosa contro i dazi sull’inclusione”, si legge in un messaggio pubblicato da Coordown sulla sua pagina Facebook, rivolgendo anche al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla ministra della Disabilità, Alessandra Locatelli, al ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, alla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone e al Presidente dell’Autorità Garante delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, per chiedere interventi concreti contro i “dazi sull’inclusione” che arrivano dagli Stati Uniti. Secondo Coordown, il messaggio è inequivocabile: chi lavora per l’inclusione non può fare affari con gli Stati Uniti, pena è l’esclusione dagli appalti pubblici.

Oltre all’associazione Coordown, si è schierata anche la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie (FISH), condannando quella che definisce una “inaccettabile ingerenza” nelle scelte sovrane delle imprese europee, alludendo alla spinta arrivata dall’amministrazione Trump alle aziende di distaccarsi dalle politiche DEI. Secondo l’associazione FISH, la richiesta avanzata alle grandi aziende europee di conformarsi a un ordine esecutivo per la riduzione degli impegni nella promozione della diversità e nella lotta alla discriminazione rappresenta “un attacco inaccettabile ai diritti umani”, ribadendo che le politiche di inclusione non sono una concessione, ma un diritto inalienabile.

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