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L’ex ministro della Famiglia del primo governo Berlusconi a SostenibileOggi.it su sanità e sostenibilità sociale: “Il SSN è uno dei migliori al mondo”

La sostenibilità sociale, assieme all’innovazione terapeutica e alla prossimità delle cure. Il percorso del Sistema Sanitario Nazionale va delineato intorno a tre stelle polari secondo il senatore Antonio Guidi, responsabile del dipartimento di Disabilità ed Equità sociale di Fdi ed ex ministro della Famiglia nel primo governo con premier Silvio Berlusconi. 

Guidi ha organizzato nei giorni scorsi l’evento intitolato “Un SSN universale, equo e garantito” con diversi esponenti del settore salute per redigere un documento di proposte condiviso per far fronte alle nuove esigenze socio-sanitarie. Ora l’ex ministro racconta a SostenibileOggi.it quali progressi debba compiere il sistema italiano verso il centro dell’interesse dell’attività di medici, infermieri e del SSN: il paziente.

Senatore, come si tengono assieme sostenibilità sociale e salute?

Nella mia concezione non dovrebbero essere in realtà collegate, ma sul benessere della salute è cambiato davvero tutto nella fase successiva alla pandemia e ora la sanità deve dare risposte coerenti a livello di tempistica. Più che promuovere un nuovo benessere bisogna evitare errori nella cura delle patologie e non è facile, si è in affanno perché il tema della tutela ambientale è importantissimo il che non significa salvare l’orsa ma trovare l’equilibrio nell’ecosistema condiviso dove ci sia meno nocività fisica e una sopportabile armonia.

Qual è la medicina che cura?

La medicina che cura davvero è la partecipazione. Il SSN deve partire dal mettere al centro i pazienti e dal costruire attorno reti concentriche di professionisti sanitari, adottando come bandiera appunto la sostenibilità sociale. La nostra Costituzione attesta la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività. Cittadino e comunità sono entità distinte ma complementari. 

Il SSN è sostenibile?

Va chiarito un punto: il sistema sanitario italiano con tutte le eccezioni territoriali che purtroppo dobbiamo sopportare, è uno dei migliori al mondo, sfido chiunque a dimostrare il contrario, partendo dall’intervento universalistico, garantito a tutti. Il nostro sistema ha prodotto provvedimenti di assoluta civiltà come la chiusura dei nosocomi psichiatrici, all’estero ci hanno imitato solo a seguire e si è fatto qualcosa di grandioso sull’inserimento scolastico di personale con alcuni tipi di patologie psicologiche. Dobbiamo essere “orgogliosamente critici” e si deve migliorare.

Dove bisogna migliorare?

Oltre al recupero delle figure professionali, con il sistema penalizzato dalla spending review (e non capisco ancora come siano stati firmati accordi che hanno penalizzato a tal punto la sanità italiana) ci deve essere la partecipazione di tutti gli attori al miglioramento del comparto, evitando le critiche strumentali, distruttive. E poi, si deve tener conto maggiormente del parere del paziente. Ascoltarlo, perché troppo spesso non può dire la sua. Permettere al paziente di comunicare con le istituzioni sanitarie di contenuti. Se chiedo di essere curato per la depressione e cerco lavoro da sei anni, la questione non è il Prozac o i farmaci ma risolvere il problema che potrebbe causare la depressione. Non solo strumenti medici, dunque, a disposizione dei medici ma anche maggiore comprensione su cosa c’è dietro quella patologia. Per esempio, sulla recente diffusione delle patologie dell’alimentazione e digestive: c’è alle spalle uno stato psicologico e sociale da analizzare, serve un approccio multidisciplinare.

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