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Il motore elettrico che prende il posto di quello a diesel o benzina sulle vetture: il fenomeno è discusso anche in Italia, dove è in vigore un incentivo statale
La sostituzione del motore a combustibili fossili di una vettura, montando un motore elettrico. Si chiama e-retrofit, è una delle strade che l’India ha deciso di percorrere per arrivare all’ambizioso obiettivo che si è posta, ovvero l’elettrificazione del parco automobili al 30% entro il 2030.
L’auto convertita è una sfida impegnativa, presenta innegabili svantaggi (autonomia tra i 100-120 km, fino a 150 km con gli ultimi sistemi di bordo sul controllo dei consumi) e vantaggi, tra cui un sistema di propulsione, senza frizione e cambio, con meno pezzi e più agevole da riparare, oltre all’assenza di rottamazione e quindi evitando le spese di demolizione e radiazione della vettura. Su tutti, ovviamente c’è il costo, circa la metà del prezzo d’acquisto di un veicolo.
Il dibattito sul retrofitting è piuttosto acceso, anche in Italia: ci sono i puristi che gridano allo scandalo per le auto, anche quelle vintage, trasformate in quattro ruote full-electric e gli appassionati di automobili molto più indulgenti che vedono nel retrofitting un’alternativa più sostenibile rispetto all’acquisto del nuovo. E se in India uno degli ostacoli alla strategia del retrofitting è rappresentato dall’aliquota al 18% su beni e servizi, comprese le automobili, in Italia c’è il bonus retrofit, fissato nei giorni scorsi: c’è l’incentivo statale fino a 3500 euro per chi ha installato sulla propria auto un sistema di riqualificazione elettrica in sostituzione del motore termico: il contributo è pari al 60% della spesa sostenuta tra il 10 novembre 2021 e il 31 dicembre 2022. A luglio inoltre è stato emesso il decreto che ha fissato una serie di regole decisamente più chiare rispetto al passato in merito al mercato del retrofit, stabilendo i limiti entro i quali è possibile compiere la riqualificazione elettrica di motocicli, auto e furgoni con un peso inferiore ai 3500 chili.
La prima regola prevede che l’adeguamento alla nuova alimentazione non modifichi il mezzo di partenza, dunque non devono essere alterate le originarie caratteristiche del veicolo in termini di prestazioni e sicurezza. Un’altra novità è stata l’abolizione del nullaosta della casa costruttrice della vettura per la modifica: il permesso deve essere valutato e concesso dalla motorizzazione, i lavori di modifica dovranno essere realizzato in un centro specializzato e poi, una volta avvenuta la conversione, non è prevista la retromarcia: la vettura diventa elettrica, non si cambia idea.