Tempo di lettura: 3 minuti

Loading

I certificati bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica, attestano risparmi di energia ottenuti attraverso progetti ammessi al meccanismo nazionale. Non sono semplici contributi sull’acquisto di una tecnologia: il riconoscimento dipende dal risparmio addizionale prodotto, dalla metodologia applicata e dalla documentazione presentata.

Per un’impresa possono contribuire alla sostenibilità economica di un progetto di efficienza, ma l’accesso richiede una valutazione preliminare. Tempi, requisiti e misurazione devono essere considerati prima di avviare l’intervento.

Cosa sono i certificati bianchi

I certificati bianchi sono titoli negoziabili che certificano risparmi negli usi finali dell’energia. Sono chiamati anche TEE, acronimo di Titoli di Efficienza Energetica. Il meccanismo è gestito dal Gestore dei Servizi Energetici e opera all’interno degli obiettivi nazionali di risparmio.

Il valore non deriva automaticamente dal costo sostenuto. Un progetto deve generare un risparmio rispetto a una baseline e rispettare le condizioni di ammissibilità. La sezione del GSE dedicata ai Certificati Bianchi raccoglie regole e documenti aggiornati, inclusa la guida operativa approvata nel 2026.

Come funzionano i Titoli di Efficienza Energetica

Il progetto viene presentato secondo le procedure previste. Il GSE valuta ammissibilità, baseline, algoritmo di calcolo e documenti. Una volta riconosciuti, i titoli possono essere negoziati nell’ambito del mercato e degli accordi previsti.

La quantità dipende dal risparmio riconosciuto, normalmente espresso in tonnellate equivalenti di petrolio, e dalle regole applicabili. Non basta che i consumi scendano: deve essere dimostrabile il rapporto tra intervento e riduzione, considerando fattori produttivi, condizioni climatiche e altre variabili.

Chi può accedere ai certificati bianchi

Le richieste possono essere presentate dai soggetti ammessi, tra cui ESCO certificate UNI CEI 11352, soggetti con esperto in gestione dell’energia certificato secondo UNI CEI 11339 e organizzazioni dotate di un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, secondo le condizioni indicate dal GSE.

L’impresa che realizza l’investimento deve quindi stabilire se possiede direttamente i requisiti oppure se operare tramite un soggetto abilitato. Il contratto deve chiarire titolarità del progetto, responsabilità sui dati, ripartizione dei ricavi e gestione dei controlli.

Quali interventi possono ottenere i certificati bianchi

Il meccanismo riguarda progetti di efficienza nei diversi settori, ma l’ammissibilità non può essere dedotta dal nome della tecnologia. Occorre verificare le regole in vigore, l’addizionalità e l’esistenza di eventuali esclusioni o incompatibilità.

In ambito industriale possono essere rilevanti interventi su processi termici, motori, aria compressa, recuperi di calore, refrigerazione e sistemi di controllo. Nel terziario possono entrare in gioco impianti e servizi energetici, sempre quando rispettano requisiti e soglie applicabili.

Baseline, misurazione e documentazione

La baseline rappresenta il consumo di riferimento. Deve riflettere condizioni operative plausibili e distinguere il miglioramento attribuibile al progetto dalle normali variazioni. Se la produzione cresce o il clima cambia, confrontare soltanto due bollette può portare a conclusioni errate.

La documentazione deve essere costruita fin dall’inizio: schede tecniche, fatture, schemi, fotografie, dati di misura, ore di funzionamento e registri di produzione. Una parte significativa del rischio amministrativo nasce quando l’impresa cerca di ricostruire a posteriori informazioni mai raccolte.

Certificati bianchi e audit energetico

La diagnosi energetica individua le aree di consumo e propone interventi; i certificati bianchi possono sostenere economicamente alcuni di questi progetti. I due strumenti non coincidono, ma integrarli consente di scegliere interventi con dati iniziali più solidi e sistemi di misura già impostati.

Prima di includere i TEE nel business case è prudente elaborare scenari. Il valore dei titoli e l’esito della richiesta non devono essere trattati come ricavi certi. L’investimento dovrebbe conservare una logica industriale anche in presenza di risultati inferiori alle attese.

Errori da evitare con i certificati bianchi

Gli errori più comuni sono iniziare i lavori senza verificare le tempistiche, usare baseline non documentate, confondere risparmio economico e risparmio energetico, ignorare le incompatibilità con altri incentivi e non regolare contrattualmente la disponibilità dei dati.

I certificati bianchi funzionano meglio quando l’efficienza viene gestita come processo: misura iniziale, progettazione, controllo dell’esecuzione e verifica dei risultati.

Domande frequenti sui certificati bianchi

Certificati bianchi e TEE sono la stessa cosa?

Sì. Certificati bianchi è la denominazione comune dei Titoli di Efficienza Energetica.

Ogni intervento di efficienza genera certificati?

No. Il progetto deve rispettare requisiti di ammissibilità, addizionalità, misurazione e procedura.

Un’impresa può presentare direttamente la richiesta?

Solo se rientra tra i soggetti ammessi. In alternativa può operare con una ESCO o un altro soggetto abilitato, disciplinando chiaramente il rapporto.

Articoli correlati