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La due diligence di filiera è il processo con cui un’impresa individua, previene e gestisce gli impatti ambientali e sociali collegati alle proprie attività e relazioni commerciali. Non coincide con l’invio di un questionario ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci ai fornitori: richiede una valutazione basata sul rischio, verifiche, azioni correttive e monitoraggio.
Il tema interessa direttamente le grandi aziende soggette agli obblighi europei, ma coinvolge anche numerose PMI inserite nelle loro catene del valore.
Cos’è la due diligence di filiera
La due diligence di filiera è un processo continuativo attraverso il quale l’impresa mappa la catena del valore, individua i possibili impatti negativi, ne valuta gravità e probabilità e definisce misure di prevenzione o correzione.
Gli ambiti esaminati possono comprendere condizioni di lavoro, diritti umani, salute e sicurezza, emissioni, inquinamento, biodiversità, cambiamento climatico e utilizzo delle risorse naturali.
Il riferimento europeo è rappresentato dalla normativa sulla Corporate Sustainability Due Diligence, il cui testo aggiornato può essere consultato su EUR-Lex. Anche quando un’impresa non rientra direttamente nel campo di applicazione, può ricevere richieste dai propri clienti.
Perché i questionari ESG non bastano
Un questionario può raccogliere le informazioni iniziali, ma presenta limiti evidenti. Le risposte sono spesso autodichiarate e la qualità dei dati cambia molto da un fornitore all’altro.
La due diligence richiede verifiche proporzionate al rischio. Certificazioni, audit, dati pubblici, sistemi di tracciabilità, visite agli stabilimenti e segnalazioni possono essere utilizzati congiuntamente. L’intensità del controllo deve dipendere soprattutto dalla gravità potenziale dell’impatto, non soltanto dal valore economico del contratto.
Come mappare la supply chain
Classificare fornitori, categorie e territori
Il primo livello di mappatura collega fornitori, categorie merceologiche, paesi e stabilimenti. Materie prime agricole, minerarie o ad alta intensità energetica possono richiedere maggiore attenzione rispetto a forniture amministrative a basso rischio.
La geografia, però, non è sufficiente. Due fornitori localizzati nello stesso paese possono avere profili molto diversi in base ai processi utilizzati, alle condizioni di lavoro e al ricorso alla subfornitura.
Andare oltre il fornitore diretto
Molti impatti si verificano a monte del primo livello della filiera. L’impresa deve quindi individuare le categorie per le quali è necessario risalire all’origine delle materie prime o ai subfornitori.
L’EUDR, per esempio, mostra quanto la tracciabilità dell’origine possa diventare importante nelle catene esposte al rischio di deforestazioneDeforestazione La deforestazione è il processo di rimozione o distruzione di foreste o aree boschive su larga scala, generalmente per far posto ad attività umane come l'agricoltura, l'allevamento, l'estrazione mineraria o lo sviluppo urbano. Questo fenomeno ha profonde implicazioni ambientali,... Approfondisci.
Come valutare i rischi dei fornitori
La valutazione può considerare gravità, estensione, possibilità di rimedio e probabilità. Per i rischi ambientali sono rilevanti emissioni, acqua, rifiuti, sostanze pericolose, habitat e conformità autorizzativa.
Per gli aspetti sociali entrano invece in gioco lavoro forzato e minorile, orari, salari, discriminazione, libertà di associazione, salute e sicurezza.
È preferibile evitare un unico punteggio ESG opaco. Mantenere separate le diverse componenti permette di capire perché un fornitore sia considerato critico e quali interventi debbano avere la priorità.
Azioni correttive e gestione delle criticità
Quando emerge una non conformità, interrompere immediatamente il rapporto non è sempre la soluzione migliore. L’impresa può concordare un piano correttivo con scadenze, responsabilità e prove dell’attuazione.
Formazione, assistenza tecnica, modifica delle condizioni di acquisto e tempi realistici possono favorire il miglioramento. La cessazione del rapporto può diventare necessaria nei casi più gravi o quando il fornitore non collabora.
Indicatori per monitorare la due diligence
Il numero di questionari inviati misura l’attività, non l’efficacia. Indicatori più significativi sono:
- quota della spesa coperta dalla mappatura;
- fornitori ad alto rischio sottoposti a verifica;
- azioni correttive completate entro la scadenza;
- ricorrenza delle non conformità;
- impatti eliminati, ridotti o rimediati;
- livelli della filiera effettivamente tracciati.
Domande frequenti sulla due diligence di filiera
La due diligence coincide con un audit?
No. L’audit è uno degli strumenti. La due diligence comprende anche mappatura, prevenzione, monitoraggio, comunicazione e rimedio.
Le PMI possono essere coinvolte?
Sì. Anche quando non sono destinatarie dirette degli obblighi, possono ricevere richieste di informazioni dai clienti presenti nella catena del valore.
Bastano le clausole ESG nei contratti?
No. Le clausole devono essere accompagnate da verifiche, dialogo con i fornitori e gestione concreta delle criticità.