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Il riutilizzo delle acque reflue permette di destinare acqua già utilizzata e adeguatamente trattata a nuovi impieghi compatibili. Per le aziende può significare ridurre i prelievi, migliorare la resilienza alla scarsità idrica e contenere alcuni costi di approvvigionamento e scarico.
Il riuso, però, non coincide con il semplice ricircolo dell’acqua. La qualità richiesta dipende dall’utilizzo finale, dal processo produttivo e dalle norme applicabili. Prima di investire servono quindi un bilancio idrico, un’analisi dei rischi e un sistema di trattamento e monitoraggio adeguato.
Cosa significa riutilizzo delle acque reflue
Il riutilizzo delle acque reflue consiste nell’impiego di acqua già utilizzata e successivamente trattata per un nuovo scopo. Può avvenire all’interno dello stesso stabilimento oppure attraverso sistemi territoriali che rendono disponibile acqua affinata per usi agricoli, industriali o civili compatibili.
È utile distinguere tra riduzione del consumo, ricircolo interno e riuso dopo trattamento. Tutte queste soluzioni contribuiscono all’efficienza idrica, ma comportano requisiti tecnici differenti. La guida di SostenibileOggi sull’uso sostenibile dell’acqua approfondisce le principali strategie per gestire meglio la risorsa.
Perché il riuso dell’acqua interessa le imprese
La disponibilità idrica cambia in base al territorio, alla stagione e alla pressione esercitata dagli altri utilizzatori. Anche un’impresa con consumi relativamente contenuti può essere esposta a rischi elevati se opera in un bacino interessato da siccità, inquinamento o competizione tra usi.
Il riutilizzo può ridurre la dipendenza dai prelievi, limitare l’esposizione a restrizioni e migliorare la continuità operativa. Può inoltre far emergere perdite e inefficienze che rimangono nascoste quando l’acqua viene considerata una voce di costo marginale.
Come progettare il riutilizzo delle acque reflue
Costruire un bilancio idrico
Il primo passaggio consiste nel mappare ingressi, impieghi, perdite, evaporazione, acqua incorporata nei prodotti e scarichi. Il bilancio deve riportare non solo i volumi, ma anche la qualità dell’acqua nei diversi punti del processo.
Abbinare la fonte al nuovo utilizzo
Una corrente relativamente pulita può essere adatta, dopo controlli o trattamenti limitati, ad attività come raffreddamento, lavaggio o irrigazione di aree verdi. Acque contenenti contaminanti specifici richiedono invece trattamenti più complessi.
Il principio da applicare è quello della qualità adeguata all’uso: non è necessario trattare tutta l’acqua fino al livello potabile quando il nuovo impiego non lo richiede, ma non bisogna neppure ridurre gli standard sanitari e ambientali.
Valutare impianti e consumi energetici
Filtrazione, trattamenti biologici, membrane e disinfezione possono essere combinati in funzione dell’effluente. Nel progetto devono rientrare anche serbatoi, reti separate, strumenti di controllo, manutenzione, consumo energetico e gestione dei residui prodotti dal trattamento.
Quali regole considerare
Il quadro applicabile dipende dall’origine dell’acqua e dall’uso finale. Il regolamento europeo sul riutilizzo stabilisce requisiti minimi per l’acqua affinata destinata all’irrigazione agricola. Per gli impieghi industriali e civili devono essere considerate anche le norme nazionali, le autorizzazioni ambientali e le prescrizioni locali.
La Strategia europea per la resilienza idrica richiama inoltre la necessità di migliorare l’efficienza e la circolarità nell’uso dell’acqua.
Prima di realizzare il progetto, l’azienda deve verificare con le autorità competenti i limiti qualitativi, le autorizzazioni, i controlli necessari e le responsabilità dei soggetti coinvolti.
Come valutare la convenienza del riuso
La valutazione economica deve comprendere investimento iniziale, energia, reagenti, manutenzione, analisi e gestione dei residui. Tra i benefici devono invece essere considerati i minori prelievi, la riduzione dei volumi scaricati e la maggiore continuità operativa.
Il prezzo dell’acqua al metro cubo non rappresenta necessariamente il beneficio complessivo. Un’interruzione della produzione causata dalla scarsità può generare costi molto più elevati. Allo stesso tempo, un trattamento particolarmente energivoro non è automaticamente sostenibile solo perché permette il riuso dell’acqua.
Indicatori per monitorare il progetto
Gli indicatori più utili comprendono:
- volume di acqua riutilizzata;
- percentuale del fabbisogno coperta dal riuso;
- riduzione dei prelievi per fonte;
- qualità dell’acqua trattata;
- energia utilizzata per metro cubo;
- numero di non conformità.
Domande frequenti sul riutilizzo delle acque reflue
Acqua reflua e acqua affinata sono la stessa cosa?
No. L’acqua reflua è quella generata dopo un utilizzo; l’acqua affinata ha subito ulteriori trattamenti per renderla adatta a un nuovo impiego definito.
Il riutilizzo elimina il rischio idrico?
No, ma può ridurre la dipendenza dai prelievi. Il rischio dipende anche dalle condizioni del bacino, dalla qualità della risorsa e dagli altri utilizzatori.
Il riuso è sempre più sostenibile del prelievo?
Non automaticamente. Bisogna confrontare benefici idrici, consumo energetico, reagenti, residui e impatti complessivi del trattamento.