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La corsa alla sicurezza idrica nel Nord Africa anticipa una sfida che riguarda anche l’Europa: garantire acqua, energia e resilienza climatica in un Mediterraneo sempre più esposto alla siccità

L’acqua sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di sicurezza nazionale, nelle politiche industriali e nella gestione del rischio climatico. In questo contesto, l’Algeria accelera sul fronte della desalinizzazione, trasformando una tecnologia nata per rispondere alla scarsità idrica in uno dei pilastri della propria pianificazione economica e ambientale.

Secondo quanto riportato dalla piattaforma di informazioni italo-araba Assadakah, il ministro algerino degli Idrocarburi, Mohamed Arkab, ha presieduto la firma di tre accordi quadro tra la società algerina per la desalinizzazione dell’acqua (AEC), controllata del gruppo Sonatrach, e diversi organismi nazionali impegnati nella ricerca scientifica, nella tutela ambientale e nella formazione universitaria. Gli accordi coinvolgono l’Osservatorio nazionale dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, la Direzione generale della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico e l’Università Kasdi Merbah di Ouargla.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare innovazione, ricerca applicata e sviluppo delle competenze nazionali nel settore idrico, con particolare attenzione alle tecnologie di desalinizzazione e al monitoraggio degli impatti ambientali.

Algeria, l’acqua diventa una questione di sicurezza economica

La decisione arriva in un momento in cui l’Algeria, come gran parte del Nord Africa e del Mediterraneo, deve fare i conti con una crescente pressione sulle risorse idriche dovuta alla combinazione di cambiamento climatico, crescita demografica e aumento della domanda industriale.

La desalinizzazione è ormai uno dei cardini della Strategia Nazionale dell’Acqua 2021-2030. Arkab ha ricordato che il Paese dispone oggi di una capacità produttiva pari a circa 3,85 milioni di metri cubi di acqua desalinizzata al giorno, sufficienti a coprire circa il 42% del fabbisogno nazionale di acqua potabile. L’obiettivo governativo è portare questa quota al 60% entro il 2030, si legge sulla piattaforma di informazioni italo-araba Assadakah. Dati che trovano conferma anche nelle stime diffuse da AEC.

Per raggiungere il traguardo, l’Algeria sta sviluppando uno dei più grandi programmi di desalinizzazione del continente africano, con nuovi impianti lungo la costa mediterranea e investimenti miliardari destinati ad aumentare la capacità produttiva fino a circa 5,6-5,8 milioni di metri cubi al giorno entro la fine del decennio.

La sfida della sostenibilità: energia, emissioni e salamoia

Se la desalinizzazione offre una risposta concreta allo stress idrico, la sua sostenibilità resta oggetto di dibattito. Gli impianti più diffusi utilizzano tecnologie a osmosi inversa che richiedono notevoli quantità di energia elettrica. Per questo motivo, uno dei principali temi di ricerca riguarda l’integrazione con fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi.

Un altro nodo riguarda la gestione della salamoia, il concentrato salino residuo prodotto durante il trattamento dell’acqua marina. Smaltita senza adeguate precauzioni, può alterare gli ecosistemi costieri e la biodiversità marina. Proprio per questo gli accordi annunciati prevedono attività di monitoraggio ambientale e progetti dedicati alla valorizzazione dei sottoprodotti della desalinizzazione, un ambito che potrebbe generare nuove filiere industriali legate all’estrazione di minerali e materiali ad alto valore aggiunto.

Perché l’Algeria interessa anche le imprese europee

Il caso algerino va oltre la gestione dell’acqua potabile. Segnala una tendenza destinata a interessare sempre più aziende e investitori. La disponibilità di risorse idriche sta diventando infatti un fattore critico per settori come energia, agricoltura, chimica, manifattura, data center e produzione di idrogeno verde. In parallelo, gli standard ESG e la normativa europea stanno aumentando l’attenzione sui rischi fisici legati all’acqua.

Nell’ambito della CSRD, molte imprese saranno chiamate a valutare e rendicontare la propria esposizione ai rischi climatici e alle risorse naturali, inclusa la disponibilità idrica lungo la catena del valore. In aree caratterizzate da crescente scarsità d’acqua, la resilienza degli approvvigionamenti potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo tanto quanto l’accesso all’energia.

Per le aziende attive nelle tecnologie idriche, nella gestione delle infrastrutture, nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili, l’espansione dei programmi di desalinizzazione nel Mediterraneo rappresenta inoltre un mercato in forte crescita, sostenuto da investimenti pubblici e dalla necessità di adattamento climatico.

L’acqua del futuro sarà sempre più prodotta

La vera notizia, tuttavia, è forse un’altra. Per decenni l’acqua è stata considerata una risorsa naturale da gestire. Oggi, in molte aree aride del pianeta, sta diventando una risorsa da produrre industrialmente. L’Algeria rappresenta uno dei casi più evidenti di questa trasformazione. Una quota crescente dell’acqua destinata a famiglie, imprese e attività economiche non arriverà più da falde, fiumi o invasi, ma da impianti industriali alimentati da energia, tecnologia e competenze scientifiche. In un mondo segnato dal cambiamento climatico, la sicurezza idrica si configura sempre più come una questione di innovazione industriale, pianificazione strategica e governance delle risorse. E questo rende l’acqua una delle infrastrutture più importanti della transizione sostenibile del XXI secolo.

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