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Green Wins | Buone notizie dal pianeta. Dopo il successo del primo impianto al mondo in Svizzera, la start-up Sun-Ways punta sull’Italia per trasformare le linee ferroviarie in mini-centrali solari
Installare pannelli fotovoltaici nello spazio tra i binari dei treni, trasformando migliaia di chilometri di infrastruttura già esistente in superficie di generazione energetica. È questa l’idea della start-up svizzera Sun-Ways che dopo il primo impianto al mondo punta ora sull’Italia.
Fotovoltaici, dal villaggio svizzero all’Europa
La start-up svizzera Sun-Ways ha fatto da apripista. Lo scorso anno ha installato i primi 100 metri di pannelli fotovoltaici tra i binari attivi a Buttes, un villaggio nel distretto di Val-de-Travers, dando vita alla prima ferrovia solare al mondo. Il sistema prevede pannelli rimovibili, progettati per non interferire con il traffico ferroviario e per consentire interventi di manutenzione ordinaria sui binari.
Dopo il successo del primo test, Sun-Ways guarda all’Italia come al prossimo mercato. La rete ferroviaria italiana – circa 17mila km di linee tra RFI e linee regionali – rappresenta un potenziale enorme con superfici lineari, già occupate, spesso esposte al sole nelle ore di punta della domanda elettrica.
Un’infrastruttura esistente ed energia nuova
Il principio fondamentale che rende interessante questo approccio è l’uso di suolo già antropizzato. Uno dei nodi più critici dell’espansione delle rinnovabili in Italia è proprio il consumo di territorio. I pannelli tra i binari non sottraggono terra agricola né paesaggio, ma sfruttano corridoi già impermeabilizzati e infrastrutturati. Una logica simile a quella dei pannelli sui tetti, applicata su scala lineare e potenzialmente molto più estesa. L’integrazione con la rete ferroviaria apre anche scenari interessanti sul fronte dell’autoconsumo. L’energia prodotta potrebbe alimentare direttamente la trazione elettrica dei treni o le stazioni, riducendo la dipendenza della rete di trasporto dalle fonti fossili.
I nodi da sciogliere
La tecnologia esiste e il progetto pilota svizzero ha dimostrato la fattibilità operativa. Il passaggio all’Italia richiederà un percorso di omologazione con RFI e il coinvolgimento del Ministero delle Infrastrutture. Un iter che, come già visto per altre innovazioni infrastrutturali, rischia di essere il vero collo di bottiglia. Ma il segnale di interesse è concreto: l’Europa delle rinnovabili inizia a guardare ai propri binari come superficie energetica da attivare.