![]()
Un’analisi su 682 aree urbane europee misura per la prima volta l’effetto oasi degli allotment gardens. Beneficio diretto per oltre 4 milioni di europei
Un ettaro di pomodori e insalata può raffreddare più di due ettari di città intorno a sé. È la misura, finalmente quantificata, di un effetto che finora si sapeva esistere ma non si sapeva quanto valesse. Lo studio Cooling benefits of Urban agriculture to inhabitants, pubblicato sul Journal of Environmental Management da Grzegorz Budzik, Marta Sylla e Catharina J.E. Schulp, e ripreso dalla Commissione europea lo scorso 7 settembre, ha analizzato 682 aree urbane funzionali su un totale di 929 in Europa. Gli orti urbani raffreddano un’area media pari a 2,8 volte la propria superficie, con una riduzione media della temperatura di 2,84°C. L’effetto oasi si propaga fino a una distanza massima di circa 107 metri dal perimetro dell’orto.
Un beneficio già distribuito su milioni di persone
Lo studio stima che 4,1 milioni di persone in Europa vivano già oggi in zone che beneficiano direttamente di questo raffreddamento, con una media di 8.221 persone raffreddate per ogni chilometro quadrato di orti urbani. La Germania è il paese con il maggior numero di beneficiari, circa 1,7 milioni, ma l’efficienza di raffreddamento più elevata si registra in Benelux, Germania occidentale, Nord Italia e alcune aree della Spagna, zone dove gli orti tendono a essere più piccoli, più numerosi e più vicini a nuclei urbani densamente abitati. Il dato metodologicamente più interessante è che l’agricoltura urbana integrata nel tessuto cittadino risulta il 23% più efficiente nel raffreddamento rispetto a quella periurbana.
Orti urbani, come è stato misurato l’effetto
I ricercatori hanno incrociato dati satellitari di temperatura superficiale (Landsat 8/9, periodo 2019-2024) con la mappatura degli orti tratta da OpenStreetMap, indici di vegetazione NDVI e un’analisi delle zone climatiche locali. Per stimare l’area di influenza del raffreddamento hanno sviluppato uno strumento basato sul concetto di bacino idrografico, applicato però alla dispersione del beneficio termico anziché a quella dell’acqua. Un adattamento metodologico che permette di tracciare con precisione fin dove si estende l’effetto oasi di ogni singolo appezzamento.
Il paradosso della collocazione
Solo il 5% degli orti censiti si trova oggi nelle zone a più alto rischio di ondate di calore, mentre il 43% risulta integrato in infrastrutture blu-verdi più ampie, come parchi o corridoi ecologici. In altre parole, gli orti urbani stanno già producendo un beneficio di raffreddamento significativo, ma non necessariamente dove servirebbe di più. Gli autori dello studio, insieme alla Commissione europea, indicano nella priorità di collocazione nei centri densamente abitati la leva politica più immediata per massimizzare l’effetto mitigante sulle isole di calore urbane, senza necessità di aumentare la superficie complessiva coltivata.
Il valore di questo studio non sta tanto nello scoprire che il verde raffredda le città – un fatto già acquisito nella pianificazione urbana – quanto nel fornire per la prima volta un numero su cui costruire scelte di allocazione: 2,8 volte la superficie e quasi 3 gradi in meno sono cifre che un piano regolatore può trattare come parametro tecnico.