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Rischio idrico e consumo d’acqua non sono sinonimi. Il consumo indica quanta acqua viene utilizzata e non restituita allo stesso bacino nelle medesime condizioni; il rischio idrico misura invece la possibilità che un’impresa subisca conseguenze economiche, operative, ambientali o reputazionali legate all’acqua.
Un’azienda può consumare quantità relativamente ridotte ma operare in un territorio soggetto a siccità, inquinamento o conflitti tra utilizzatori. Al contrario, uno stabilimento con consumi elevati può trovarsi in un bacino meno esposto, pur dovendo comunque migliorare la propria efficienza.
Che differenza c’è tra prelievo e consumo d’acqua
Il prelievo idrico corrisponde alla quantità di acqua acquisita da acquedotti, pozzi, corsi d’acqua o altre fonti. Il consumo rappresenta invece la quota che non ritorna alla fonte originaria perché evapora, viene incorporata nei prodotti oppure viene trasferita altrove.
Anche lo scarico è un indicatore distinto. Restituire acqua al territorio non significa necessariamente restituirla nelle stesse condizioni: temperatura, concentrazione degli inquinanti e localizzazione dello scarico possono modificare l’impatto.
Per comprendere il rapporto complessivo tra attività produttive e risorsa è utile partire dalla water footprint delle imprese, integrandola però con informazioni territoriali e qualitative.
Cos’è il rischio idrico per un’azienda
Il rischio idrico comprende diverse componenti. Il rischio fisico riguarda scarsità, alluvioni, qualità insufficiente e deterioramento degli ecosistemi. Il rischio normativo può derivare da nuovi limiti ai prelievi o agli scarichi. Quello reputazionale emerge quando le attività aziendali competono con il fabbisogno delle comunità o danneggiano risorse locali.
Esiste infine un rischio indiretto nella catena di fornitura. Un’azienda con bassi consumi diretti può dipendere da materie prime agricole, tessili o industriali provenienti da zone con forte stress idrico.
Stress idrico e rischio idrico non sono equivalenti
Lo stress idrico descrive il rapporto tra domanda e disponibilità della risorsa in un territorio. Il rischio è più ampio perché considera anche qualità dell’acqua, governance, infrastrutture, esposizione economica e capacità dell’impresa di reagire.
Strumenti come WRI Aqueduct aiutano a effettuare uno screening geografico. Il risultato non sostituisce però un’analisi locale: due stabilimenti situati nello stesso bacino possono avere livelli di esposizione differenti.
Come valutare il rischio idrico aziendale
Il primo passaggio consiste nel mappare stabilimenti e fornitori, associando a ciascuno prelievi, consumi, fonti, scarichi e dipendenza operativa dall’acqua. Occorre poi incrociare questi dati con il contesto del bacino.
Tra gli elementi da considerare rientrano:
- disponibilità attuale e futura della risorsa;
- frequenza di siccità e alluvioni;
- qualità dell’acqua disponibile;
- affidabilità delle infrastrutture;
- presenza di altri utilizzatori;
- dipendenza produttiva dal sito;
- possibilità di utilizzare fonti alternative;
- rilevanza del fornitore nella catena del valore.
Quali indicatori utilizzare
Gli indicatori quantitativi possono comprendere prelievo totale, consumo, scarico, percentuale di acqua riciclata e intensità idrica per unità di prodotto. Devono essere affiancati da indicatori contestuali, come la quota di consumi localizzata in aree ad alto stress idrico.
Ridurre il rapporto tra metri cubi e produzione è positivo, ma non sempre sufficiente. Se i volumi produttivi aumentano rapidamente, il consumo assoluto può continuare a crescere. Per questo è opportuno presentare insieme dati assoluti e indicatori di intensità.
Come definire le priorità di intervento
Gli investimenti devono concentrarsi nei siti in cui si combinano elevata esposizione territoriale e forte dipendenza operativa. Le azioni possono includere riduzione delle perdite, modifica dei processi, recupero delle acque, diversificazione delle fonti e collaborazione con gli attori del bacino.
La strategia non dovrebbe limitarsi a fissare una percentuale uniforme per tutti gli stabilimenti. Un obiettivo differenziato per bacino permette di intervenire dove la riduzione produce il beneficio maggiore.
Domande frequenti su rischio idrico e consumo d’acqua
Prelievo e consumo d’acqua sono la stessa cosa?
No. Il prelievo è l’acqua acquisita; il consumo è la quota che non viene restituita allo stesso bacino nelle medesime condizioni.
Ridurre i consumi elimina il rischio idrico?
No. Il rischio dipende anche da qualità, disponibilità, infrastrutture, regolamentazione e condizioni del territorio.
Bisogna valutare anche i fornitori?
Sì, soprattutto quando l’impresa dipende da materie prime o lavorazioni localizzate in bacini vulnerabili.