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Il risparmio idrico in azienda richiede prima di tutto la conoscenza dei consumi. Installare dispositivi efficienti non basta: occorre costruire un bilancio dell’acqua, individuare le fasi più idroesigenti e misurare i risultati in relazione alla produzione e al rischio idrico del territorio.

L’acqua viene spesso gestita come una voce secondaria dei costi operativi. Questo approccio non considera però gli effetti che siccità, restrizioni, aumento delle tariffe, deterioramento della qualità e conflitti tra utilizzatori possono avere sulla continuità aziendale.

Due stabilimenti con lo stesso consumo possono inoltre presentare rischi differenti. Un prelievo effettuato in un bacino con abbondante disponibilità non ha le stesse conseguenze di uno realizzato in un’area soggetta a stress idrico. La differenza tra consumo e rischio è approfondita nell’articolo su acqua, imprese e rischio idrico.

Come misurare il consumo di acqua in azienda

Il primo dato da raccogliere è il volume complessivo dell’acqua prelevata, distinguendo le fonti: acquedotto, pozzi, corsi d’acqua, raccolta meteorica o altre forniture. Bisogna poi separare l’acqua consumata da quella restituita all’ambiente o inviata a depurazione.

La sola bolletta non permette normalmente di comprendere dove venga utilizzata la risorsa. È quindi utile installare contatori divisionali sulle principali linee di processo, sugli impianti di raffreddamento, sulle aree di lavaggio e sui servizi civili.

Il monitoraggio consente di individuare consumi anomali, perdite e differenze tra turni produttivi. Una variazione improvvisa può segnalare un guasto prima che diventi visibile.

Costruire un bilancio idrico aziendale

Il bilancio idrico rappresenta i flussi di acqua in ingresso, uso, ricircolo, consumo e scarico. Può partire da una semplice mappa degli impianti e diventare più preciso con l’aumento dei dati disponibili.

Il bilancio dovrebbe includere:

  • fonti e quantità prelevate;
  • utilizzi per fase produttiva;
  • acqua incorporata nei prodotti;
  • perdite ed evaporazione;
  • volumi ricircolati o riutilizzati;
  • scarichi e relativa destinazione;
  • parametri qualitativi rilevanti.

La mancata corrispondenza tra ingressi e uscite può evidenziare flussi non misurati o perdite nella rete interna.

Quali interventi riducono il consumo idrico

Gli interventi più efficaci dipendono dal settore e dal processo. Prima di investire in nuove tecnologie è opportuno verificare manutenzione, procedure operative e possibilità di eliminare gli usi non necessari.

Le azioni più comuni comprendono ricerca delle perdite, pulizia a secco prima del lavaggio, ugelli a portata controllata, ricircolo nei circuiti di raffreddamento, recupero delle acque compatibili, raccolta meteorica e ottimizzazione dei risciacqui.

Il riuso deve essere valutato considerando requisiti igienici, caratteristiche chimiche, autorizzazioni e possibili effetti sugli impianti. Non tutta l’acqua richiede la stessa qualità: individuare usi compatibili con risorse meno pregiate può ridurre i prelievi di acqua potabile.

Indicatori per misurare l’efficienza idrica

Il consumo totale è utile, ma non consente da solo di valutare l’efficienza. Se la produzione aumenta, anche il prelievo può crescere nonostante un miglioramento delle prestazioni.

È quindi opportuno utilizzare indicatori come metri cubi per tonnellata prodotta, litri per unità di prodotto, percentuale di acqua ricircolata e quota dei prelievi localizzata in aree a stress idrico.

Questi dati possono essere integrati con una valutazione più ampia dell’impronta idrica. La guida alla water footprint per le imprese chiarisce cosa comprende e perché non coincide con la semplice lettura del contatore.

Risparmio idrico e strategia europea

La Strategia europea per la resilienza idrica punta a migliorare efficienza, disponibilità, qualità e gestione della risorsa. Per le imprese significa considerare l’acqua non soltanto come costo, ma come fattore di rischio operativo e territoriale.

Un obiettivo percentuale uguale per tutti gli stabilimenti può essere poco efficace. Una riduzione del 5% in un sito situato in un bacino critico può essere più urgente di una riduzione superiore in un’area con elevata disponibilità.

La valutazione dovrebbe quindi considerare disponibilità, qualità, stagionalità, fabbisogni della comunità, dipendenza degli ecosistemi e scenari climatici.

Come definire un piano di risparmio idrico

Un piano aziendale può essere organizzato in cinque fasi:

  1. mappare fonti, usi e scarichi;
  2. individuare stabilimenti e processi prioritari;
  3. definire una baseline affidabile;
  4. assegnare obiettivi, responsabilità e investimenti;
  5. monitorare risultati assoluti e relativi.

Gli obiettivi devono indicare anno di riferimento, perimetro, unità di misura e scadenza. Dichiarare semplicemente l’intenzione di “ridurre i consumi” non permette di verificare il risultato.

Domande frequenti sul risparmio idrico aziendale

Qual è il primo intervento da realizzare?

Misurare i consumi per area o processo. Senza dati disaggregati è difficile individuare le priorità e verificare i risparmi.

Consumo idrico e water footprint sono la stessa cosa?

No. Il consumo misura i volumi utilizzati direttamente, mentre la water footprint può includere componenti indirette e considerazioni sulla localizzazione.

Il riuso dell’acqua è sempre possibile?

No. Dipende dalla qualità richiesta, dal processo, dalla normativa applicabile e dai rischi sanitari e tecnici.

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