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L’ESRS E1 è lo standard europeo dedicato al cambiamento climatico. Organizza le informazioni su emissioni, consumi energetici, rischi, obiettivi e azioni di mitigazione e adattamento che le imprese soggette alla rendicontazione di sostenibilità devono valutare.
Lo standard non richiede di riempire automaticamente una lista di indicatori. Il punto di partenza resta la valutazione di doppia materialità: l’impresa deve stabilire se il clima genera impatti, rischi od opportunità rilevanti e documentare il processo seguito.
Cos’è l’ESRS E1 e a cosa serve
ESRS E1 fa parte degli European Sustainability Reporting Standards collegati alla CSRDCSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è una direttiva dell'Unione Europea che obbliga le aziende di grandi dimensioni a divulgare informazioni dettagliate sul loro impatto sociale e ambientale, promuovendo la trasparenza e la sostenibilità aziendale. Approfondisci. Serve a rendere confrontabili le informazioni climatiche e a collegarle alla strategia, alla gestione dei rischi e ai risultati dell’azienda. Nel 2026 la Commissione europea ha adottato una versione revisionata degli ESRS con l’obiettivo di ridurre e semplificare i datapoint, mantenendo le informazioni essenziali per investitori e stakeholder.
La pagina della Commissione europea sugli ESRS revisionati è il riferimento da utilizzare per verificare la versione applicabile. In azienda è quindi importante evitare checklist basate su bozze o standard precedenti.
ESRS E1 e doppia materialità
La doppia materialità osserva il tema climatico da due prospettive. La materialità d’impatto riguarda il contributo dell’impresa al cambiamento climatico; quella finanziaria considera come fenomeni climatici e transizione possano influire su costi, ricavi, attività e accesso al capitale.
Un’impresa può avere emissioni dirette limitate ma dipendere da materie prime esposte a siccità, alluvioni o nuove regole sul carbonio. Allo stesso modo, un produttore energivoro può avere impatti climatici significativi anche quando il rischio finanziario immediato non appare elevato.
Quali dati climatici raccogliere per l’ESRS E1
Emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3
L’inventario delle emissioni è uno dei nuclei principali. Le aziende devono costruire un perimetro coerente, definire l’anno base, documentare metodologie e fattori di emissione e distinguere emissioni dirette, energia acquistata e catena del valore. La guida di SostenibileOggi sulla carbon footprint aziendale spiega i passaggi di base.
Lo Scope 3 richiede spesso stime e dati provenienti dai fornitori. È utile classificare le fonti per categoria, rilevanza e qualità, evitando di presentare come misurazioni puntuali valori derivati da medie di settore.
Energia e mix energetico
Servono dati sui consumi complessivi, sulle fonti utilizzate e sulla quota rinnovabile. Contabilità, bollette, sistemi di monitoraggio e dati tecnici degli stabilimenti devono essere riconciliati. Se le unità di misura o i perimetri cambiano tra sedi, il consolidamento diventa fragile.
Obiettivi e piano di transizione
L’azienda deve raccogliere informazioni sulla traiettoria di riduzione, sui target intermedi, sulle leve operative e sulle risorse finanziarie. Un obiettivo senza azioni quantificate non consente di valutare se la strategia sia realistica.
Rischi fisici e rischi di transizione
I rischi fisici comprendono eventi acuti, come alluvioni e ondate di calore, e fenomeni cronici, come scarsità idrica o aumento delle temperature. I rischi di transizione derivano invece da norme, tecnologia, mercato e reputazione. La raccolta dati deve collegare questi rischi ad asset, territori, prodotti e orizzonti temporali.
Come organizzare la raccolta dei dati ESRS E1
La responsabilità non può ricadere soltanto sul sustainability manager. Operations, acquisti, finanza, risk management, risorse umane e IT possiedono parti diverse dell’informazione. È utile costruire un registro dei datapoint con fonte, proprietario, frequenza, metodo di calcolo, controlli e documenti probatori.
Per ogni dato occorre conservare una traccia verificabile: fatture, estrazioni dai gestionali, contratti energetici, file di calcolo e criteri di stima. La rendicontazione di sostenibilità deve poter essere sottoposta ad assurance; un numero corretto ma non ricostruibile resta un dato debole.
Errori frequenti nella rendicontazione climatica
Tra gli errori più diffusi figurano perimetri diversi tra emissioni e dati finanziari, uso di fattori non aggiornati, assenza di controlli sulle informazioni dei fornitori e confusione tra energia rinnovabileEnergia rinnovabile L'energia rinnovabile è fonte di energia proveniente da risorse naturali che si rinnovano rapidamente, come il sole, il vento, l'acqua e la biomassa. È una forma di energia pulita e sostenibile che contribuisce a ridurre le emissioni di... Approfondisci prodotta, acquistata e coperta da certificati. Un altro errore è raccogliere tutto senza aver prima stabilito cosa sia materialmente rilevante.
Il bilancio di sostenibilità diventa utile solo quando consente di comprendere decisioni e risultati, non quando accumula indicatori senza una spiegazione.
Domande frequenti sull’ESRS E1
L’ESRS E1 riguarda soltanto le emissioni?
No. Comprende anche strategia, transizione, energia, obiettivi, azioni, rischi fisici, rischi di transizione e possibili effetti finanziari.
I dati Scope 3 devono provenire tutti dai fornitori?
No. Quando i dati primari non sono disponibili si possono utilizzare stime coerenti, dichiarando metodologia, ipotesi e limiti.
Chi dovrebbe coordinare la raccolta?
La funzione sostenibilità può coordinare il processo, ma i proprietari dei dati devono essere distribuiti tra finanza, operations, acquisti, energia, rischio e IT.